GIGIO
Era l'estate del 1985. Un amico piemontese cercò di coinvolgerlo a seguirlo per una giornata di arrampicata in falesia, ma senza riuscirci. Ma quando gli amici rientrarono, entusiasti della nuova esperienza, i loro racconti lo incuriosirono. Così alla seconda occasione si unì a loro, forse ancora un pò scettico; ma scalando per la prima volta provò la sensazione di aver trovato qualcosa di speciale.
Dopo qualche giorno incontrò un tizio quasi incantato ai piedi di una piccola parete posta sulla strada provinciale a Toirano, che studiava la roccia; incuriosito gli chiese cosa stesse guardando e lui gli rispose che stava valutando la possibilità di chiodare alcune vie di arrampicata.
Affascinato e incuriosito il ragazzo lo tempestò di domande sull'argomento e si diedero appuntamento per il giorno sucessivo. Così vedendo attrezzare quelle vie, nacque in lui il sogno di chiodare anch'esso nella Valle dove era cresciuto.
Dopo un mese si cimentò nella sua prima chiodatura, armato di un pianta spit e alcuni chiodi tradizionali. Attrezzati alcuni tiri iniziò solamente ad arrampicare ossessionato dalla verticalità mettendo un pò da parte il suo sogno, sogno che in seguito scoprì averlo fatto in molti.
Poi per un decennio le esigenze di lavoro lo portarono a vagabondare per l'Europa; nel frattempo gli giunse voce che i chiodatori della zona ogni tanto facevano visita alla sua Valle.
Il richiamo alle proprie radici e ai sui luoghi era troppo forte e così decise di tornare ai vecchi sogni. Nel frattempo erano arrivati gli anni 2000 e sentì che stava per partire il progetto di chiodatura della sua Valle: ecco che i sogni del ragazzo, ormai diventato uomo, si sarebbero potuti realizzare. E così rispolverato il vecchio trapano, la fantasia poco a poco sta diventando realtà.


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