BOB
Approccia l'arrampicata nel 1985 per imitare le gesta del mitico Berault e dei più tangibili climbers toiranesi (tra i quali Gigio), ma le vertigini lo inchiodano già a 15 metri di altezza, cosa che non accade al buio delle grotte dove si nasconde sin dal 1988, concatenando importanti risultati esplorativi nei maggiori complessi ipogei del NW italiano: partecipa a campi esplorativi internazionali, collabora a pubblicazioni regionali, organizza anche un incontro nazionale di speleologia a Toirano (2009). Classe 1969, Bob, come lo chiamano in speleologia, dedica decine, centinaia di prospezioni alla ricerca di nuove grotte negli angoli più selvaggi e inaccessibili dei monti liguri traendo forti emozioni dai severi dirupi e dalle verticali pareti toiranesi, dove un giorno vide … dei chiodatori. L'idea di poter arrampicare sopra casa, al sole, mediando le ore trascorse nel buio delle grotte, lo riporta sulle tracce di Gigio, prima col bulder alla spiaggetta (con buoni risultati), poi sulle falesie (confermandosi pessimo arrampicatore); ma di necessità fa virtù creandosi il fondo per aprire nuovi itinerari dal basso con Peretz, spesso per raggiungere, guarda caso, le grotte in parete. La consuetudine di dilungarsi oltre ogni limite nella ricerca di grotte gli impone rientri veloci per raggiungere il lavoro o i figli a scuola; sviluppa cosi l'attitudine alla corsa fuori sentiero in luoghi impervi, che sulla scia di Sam e Zamba traspone nei trail, dove pare divertirsi pur rimanendo nelle retrovie. In uno dei tanti rientri frettolosi, ma lungo i comodi sentieri ripuliti per l'avvicinamento alle pareti, incontra Gigio intento a chiodare un nuovo settore. Realizza così che la gente può divertirsi in sicurezza su nuovi tracciati se qualcuno li crea e li rende fruibili; da allora contribuisce alla causa con quel che meglio sa fare: salire e scendere corde fisse traendo soddisfazione nel pulire pareti per lasciare maggior disponibilità di tempo a chi sa chiodare. Per questo più che "chiodatore" si definisce "pulitore" di pareti, purché di bassa quota, perché se al buio delle grotte riesce a dominare le vertigini, alla luce del sole sono ancora loro a sopraffarlo... anche se ora ad altezze maggiori.

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